1987: The Smiths Is Dead

“Alla riunione della casa discografica, una star morta nelle loro mani, e oh le trame che tessono, e oh la brama nauseante” (da Paint A Vulgar Picture) “L’unico scopo mio e di Micheal pareva essere rendere felice Morrissey” (Andy Rourke) “Detestiamo l’industria del pop e non ci sentiamo di farne parte. Se provi a fare qualcosa con un briciolo d’intelligenza ne devi poi rispondere in ogni istante. E’ una noia. Se fai e dici cose semplici nessuno ti prende in considerazione e non avrai il problema di spiegare ogni cosa che fai” (Morrissey) Tra le centinaia di cronache tramandate nello scorrere degli anni, quelle relative ai mesi a cavallo tra il 1986 e il 1987 sono le più fumose e equivoche; solerti le parti in causa nel fornire le proprie personali interpretazioni, ma ciò che realmente accadde probabilmente è scritto solo nella testa di un paio di protagonisti. Momento cruciale comunque, anche se, a sentire Ask, la vena pare lungi dall’inaridirsi. Odiato, questo sì, il consueto manicaretto portato in visione anche al catatonico pubblico di un lontano Festival di Sanremo (tutti ignari che quella sarebbe stata la loro ultima esibizione), e forse messo in ombra dalla famosa spallina galeotta di […]

1985-1986: I Ragazzi con la Spina nel Fianco

“How Soon Is Now? è la Stairway To Heaven degli anni Ottanta” (Seymour Stein) “Stimiamo molto la stampa. Scrivere per una rivista è molto duro, specialmente quando c’è così poca buona musica in giro. Eccetto gli Smiths” (Morrissey) “Personalmente sono un carattere incurabilmente pacifista. Ma dove conduce questo? Da nessuna parte. Si è costretti ad essere violenti.” (Morrissey) “Un macellaio morto non è una gran perdita” (Morrissey) “La Thatcher è solo una persona, e deve essere distrutta. Prego che ci sia un Sirhan da qualche parte. E’ l’unico rimedio per questo paese, al momento” (Morrissey a Rolling Stone) E’ proprio How Soon Is Now? a inaugurare il nuovo percorso artistico dei quattro e a mostrarne una faccia speculare; costruita sopra un mare di riverberi ed effetti fra i quali Morrissey pennella con la consueta arguzia un motivo inquieto, la ballata si candida sin da subito come punto focale delle esibizioni live. Pure è lontana dal consueto sferragliare d’arpeggi di Marr, privilegiando una lenta deriva dal mood ipnotico verso la quale sia Geoff Travis, sia Seymour Stein (boss della Sire americana) pongono parecchie speranze. Fallisce invece l’appuntamento con le classifiche d’oltreoceano – troppo nuvolosa ed europea nel sentire per far breccia […]

1983-1984: Il Mago di M(Oz)

“Oh, sicuramente tutti preferiscono nomi come Norfolk, Hamilton e Buckingham piuttosto di Jones o Smith” (Oscar Wilde) “Con un suono che incrocia Magazine, Josef K e Fire Engines, gli Smiths potrebbero raggiungere altezze elevatissime” (Jim Shelley, prima recensione dell’NME) “Hand In Glove? E’ la canzone più importante del mondo” (Morrissey) “Lo sapevo, l’ho sempre saputo che avrebbero salvato l’industria musicale indipendente della Gran Bretagna” (Tony Wilson) E’ un oscuro commerciante di Manchester a seguire con la diligenza del buon padre di famiglia i quattro ragazzi. Si chiama Joe Moss e sacrifica anima, corpo e affetti a quella che ritiene – lui, primo fra i primissimi – la più grossa emozione inglese. E’ lui a battagliare per gli ingaggi, è lui ad accogliere in casa uno sperduto Marr e ad esporsi anche finanziariamente per l’incisione di una demo. Figura oscura seppure importantissima se persino uno schivo e riservato Johnny, anni dopo, avrà a riconoscere come la primeva spinta propulsiva sia venuta proprio da quest’uomo, che troppo poco ebbe in cambio. Con un nastro registrato ai Decibel Studio di Manchester e un timido interessamento da parte della premiata ditta Morrison/Lehay (tra i più importanti manager inglesi all’epoca, in auge sin dai tardi […]

1982: The Last Of The Famous International Playboys

“Sono un ribelle in pantofole” (Morrissey) “Non ti dividerò con la spinta e i sogni che ho dentro, è il mio momento” (da I Won’t Share You) “La famiglia reale è un’istituzione costruita interamente sull’assassinio, sulla frode, sull’odio, e non dovremmo mai dimenticarle queste cose” (Morrissey) “Per anni ho cercato di formare un gruppo, poi arrivò Johnny…” (Morrissey) “Sono il figlio e l’erede di una timidezza che è criminalmente volgare…” (da How Soon Is Now?) “Non rifiuto il sesso. Non lo accetto. Semplicemente non esiste. Tutto qui” (Morrissey) Non ci fosse stata una solida industria musicale, costruita con pazienza e sacrificio nell’arco di diverse stagioni, Manchester verrebbe ricordata probabilmente soltanto per le due squadre (United o City? Schierarsi, please); invece con il passare degli anni, è divenuta un polo pronto a competere – quando non sopravanzare – Liverpool e la capitale. Steven Patrick Morrissey (22 maggio 1959, origini irlandesi ben radicate nel proprio albero genealogico e un padre discreto giocatore di calcio) all’interno del giro mancuniano che conta, c’è sempre stato. C’era, inguaribile grafomane, quando necessitava vergare qualche riga per i giornali cittadini, per riviste a larga tiratura (Record Mirror) o inondare di lettere pro Sparks e Mott The Hoople […]

Intro: What Difference Does It Make?

“L’Inghilterra è mia e mi è debitrice di una vita, chiedimi perché e ti sputerò in un occhio” (da Still Ill) “Gli Smiths? Sono gli Hollies usciti dal punk!” (Grant Cunliffe degli Here & Now) “Dolls/Patti fans wanted for Manchester-based punk band” (annuncio di Morrissey su Sounds) “E così irruppi nel Palazzo, con una spugna e una chiave inglese arrugginita, lei disse: ‘Ehi, ti conosco, tu non sai cantare’, io dissi: E questo è niente, dovresti sentirmi suonare il piano” (da The Queen Is Dead) Dimmi a chi ti approcci e ti dirò chi sei. L’importante è scegliere da che parte stare. E’ sempre successo, in ogni ambito dello scibile umano, da quello politico alla semplice preferenza di una squadra di calcio. Schierarsi, o più semplicemente far propri determinati comportamenti che più ci aggradano, o – ancora – lasciare che sia il nostro subconscio a guidarci, il sesto senso, andare avanti a pelle e abbracciare una causa, un colore, una persona. Una semplice idea. E’ sempre successo anche con il pop – perché non dovrebbe, dato che quel semplice fenomeno di compressione e rarefazione dell’aria chiamato musica è tra le cose più soggettive e inqualificabili che esistano? – e, senza […]